[JMJ 97 - Le Cyberjournal]

36 km. di catena umana, per la pace


Sabato mattina, circa 600 000 giovani di tutto il mondo formano una catena intorno a Parigi. Alle 10.50 in punto, un minuto e mezzo di silenzio per la pace.



MESI di preparazione, una notte di ripetizione, per un minuto di comunione. Un minuto di comunione per una pace universale. E' questo il senso dei 36 kilometri di catena umana sui Boulevards des Maréchaux, intorno a Parigi. Un desiderio di pace che si è manifestato fino agli ultimi dettagli organizzativi, come afferma un Gardien de la Paix, polizziotto addetto alla sicurezza: "Durante la settimana non abbiamo avuto nessun problema, sono dei giovani molto disciplinati e ben organizzati". Le regole consegnate ai capi-gruppo - rispetto dei quartieri, dei semafori - sono state rispettate. Canti, strumenti, tamburelli, flauti, fisarmoniche, tutto serve per essere segno della pace. Con la loro presenza a questa iniziativa, i pellegrini rispondono all'invio della messa mattutina:"Nel nome di Cristo, andate in pace". Con l'inno alla gioia e un minuto e mezzo di silenzio per la pace, preparano il gesto liturgico della Messa di domenica:"Datevi un segno della pace."

Una mattinata orchestrata al millimetro, come del resto tutte le GMG, dalla quale circa 600 000 giovani mandano messaggi di pace al mondo. Dalla Rumania, quarantacinque giovani accompagnati dai frati della Communeauté Saint Jean si sono preparati dal mese di febbraio, con diversi incontri, per conoscersi, per studiare il tema delle GMG, e pregare, "affinché questo incontro sia un incontro con Cristo... Abbiamo fatto una ricerca storica sulla nostra Chiesa... Siamo molto fieri di essere qui. Siamo un po' gli ambasciatori dei nostri compagni". Dalla Rumania, i ragazzi vengono, certo, per vedere il Papa, ma sopratutto per scoprire la dimensione universale della Chiesa, coscenti che "ogni comunità ha bisogno dei suoi membri, ma ogni membro ha bisogno della comunità. E forse noi rumeni ci dobbiamo implicare un po' di più, per non sentirci soli". Il messaggio della catena, secondo loro, deve essere "un messaggio di pace, di amore, di unità per la Rumania, un paese che ha molto sofferto sotto la dittatura comunista".

"Vogliamo dire al mondo..."

Dalla catena della fraternità, i giovani pellegrini lanciano un messaggio di pace, a nome dei loro fratelli. Al microfono di Cyberjournal, rispondono alla domanda: "Cosa volete dire al mondo, facendo questa catena della pace? "

"Che Cristo è risorto!"

"Che è bello fare comunità in questo modo"

"Pace! Fate la Pace!"

"Alleluia!"

"Che la fraternità sia vissuta"

"Che l'amore vince sempre!"

"Che siano spezzate tutte le catene, e che si costruiscano catene di fraternità"

"Gloria a Dio!"

"Che la Chiesa è vivente!"

"Di costruire dei ponti invece dei muri"

"Che la vita è bella e vale la pena!" (Manuel, disabile)

"Cristo è presente!"

"Noi siamo qui mentre le nostre consorelle si fanno uccidere, ci confessa con emozione una giovane suora congolese. Vorremmo che questa catena raggiunga il nostro paese." Dal Libano, un gruppo di circa 350 pellegrini: "La nostra presenza qui significa che in Libano i cristiani ci sono ancora, e ci rimangono malgrado tutte le difficoltà". "Sono felice di essere qui, dice Rafat, venuto dall' Egitto, ma sono triste che della nostra diocesi siamo solo in due. Bisogna pregare per la Chiesa che è in Egitto. Speriamo che la prossima volta il nostro patriarca possa fare qualcosa per farci venire più numerosi".

Jérôme, in carrozzella, è venuto anche lui per dare "un messaggio di apertura sul mondo, di apertura che sorpassa le frontiere, verso la speranza, verso l'avvenire, per i giovani". Della catena dice che "è solo un inizio, una cosa che per essere più efficace deve continuare, ognuno nel suo ambiente di vita".

Ginevra Rossi